Emanuele Greco - Un Viaggio Nella Materia

Cadere o risorgere? Costruire o distruggere?

Sono questi i due opposti interrogativi che emergono dai grandi collages materici di Francesco Cinelli, giovanissimo artista toscano, impegnato in un linguaggio artistico in continua evoluzione e sperimentazione...

 

Cadere o risorgere? Costruire o distruggere?

Sono questi i due opposti interrogativi che emergono dai grandi collages materici di Francesco Cinelli, giovanissimo artista toscano, impegnato in un linguaggio artistico in continua evoluzione e sperimentazione.
Le sue grandi tele contengono in sé queste due contraddizioni, due facce opposte che sono forse anche lo specchio dei nostri tempi caotici. La nostra, infatti, può essere considerata come la civiltà del fare, del costruire, ma anche, allo stesso tempo, del distruggere. Un grande ed ineluttabile ciclo continuo riassume il nostro esistere: costruire, abbattere, ricostruire. Nascere, morire, rinascere.
Cinelli, con la sensibilità dell’artista, conosce bene il significato profondo di questa circolarità della vita e ne diventa un testimone per noi. Egli accoglie dentro il suo animo queste sensazioni, questi due lati opposti del nostro vivere (il tragico e il comico, il negativo e il positivo) e ce lo ripresenta, attraverso il filtro dell’arte, nelle sue grandi tele materiche.
Il compito che egli si propone, quindi, è quello di unire queste due antinomie come avviene in quell’antica filosofia cinese, in cui all’origine di ogni cosa è posto il Tao, primo principio da cui derivano i due opposti yin (il principio negativo rappresentato dalla luna) e yang (il principio positivo rappresentato dal sole) e tutte le creature dell’universo.

Il giovane artista raccoglie i materiali più umili e quotidiani della vita e vi interviene, vi lascia una propria traccia, un’impronta, un soffio vitale che ha la funzione di animare questi oggetti, proprio come farebbe un demiurgo.
Le opere di Francesco Cinelli sono un viaggio nella materia. Un viaggio istintivo ed emozionale, carico di sensazioni lontane e primitive, alla ricerca delle memorie, dei luoghi, dei frammenti di una storia vissuta, in un tempo indeterminato: una storia umana.
Nella grande frammentarietà del panorama artistico contemporaneo, i linguaggi espressivi utilizzati dagli artisti sono molto vari e a volte contraddittori. Si nota spesso una mancanza di coerenza, soprattutto negli artisti più giovani, i quali cercano una propria espressione senza troppa sincerità e fatica. Cinelli, invece, costruisce un proprio discorso artistico con onestà ed impegno.
I suoi collages materici sono sempre percorsi da un caos fortemente istintivo, a volte drammaticamente urlante (quest’ultimo è un tipico elemento dovuto agli eccessi di entusiasmo dei giovani artisti), e a volte invece sorprendentemente maturo e filtrato da una vena più fredda e razionale, che riesce a purificare le pulsanti emozioni inconsce dell’artista, attraverso la sperimentazione e la ricerca esasperata. È questo il grande pregio del giovane artista: la sperimentazione.

Sperimentazione lunga ed impegnativa, fatta di continui ripensamenti e cancellazioni, studio dei grandi maestri della materia e del colore, ma anche ricerca di qualcosa di totalmente personale.

I riferimenti artistici sono molti e dei più vari. Cinelli parte dall’assemblaggio di diversi materiali utilizzati sia in quanto oggetti, sia come colori solidificati, proprio come avviene in quel filone dell’Informale più propriamente materico, dove Burri, il grande maestro molto amato dal giovane artista, riesce a tramutare la materia da inerte a qualcosa di vivo e pulsante.
Oltre alla ricerca e alle contaminazioni materiche, il giovane artista toscano fa affiorare anche un’anima più tormentata, istintiva, e gestuale dal suo linguaggio espressivo, che trova in Pollock il grande riferimento storico-artistico.
Se questi due maestri rappresentano i grandi richiami imprescindibili per l’arte del giovane Cinelli, essi però non sono i soli. Egli, infatti, apprende e riversa nella sua arte tutti gli insegnamenti più fecondi del grande filone delle avanguardie storiche del Novecento. Dall’Astrattismo lirico di Kandinsky, Cinelli riprende la lezione sulla musicalità e l’armonia dei colori; dal Suprematismo di Maleviĉ, la chiarezza e l’importanza delle micro-sfumature pittoriche; dal Futurismo, la voglia di stupire il pubblico borghese e portare finalmente lo spettatore al centro del dipinto.
Sembra che proprio da questo monito futurista, Cinelli tragga ispirazione per le dimensioni grandi, e a volte gigantesche, delle sue tele che vogliono avvolgere e coinvolgere lo spettatore, facendo diventare quest’ultimo il vero protagonista, l’organo pulsante dell’arte. L’arte per Cinelli parla ancora dell’uomo.

Il giovane artista guarda ancora alla tradizione delle avanguardie storiche nel chiamare le sue tele, non con un titolo specifico e descrittivo, ma semplicemente con l’appellativo di collages materici.
Il collage (o papier collé) è una tecnica artistica che si fa risalire all’esperienza cubista, e soprattutto ad alcune nature morte di Picasso e di Braque realizzate intorno al 1912-13. Essa consiste nell’incollare ad un fondo di carta, altri pezzi o ritagli di materiale cartaceo, di giornali o di fotografie, per poi intervenirvi sopra con il colore. È una tecnica che possiamo definire ancora “pittorica”, rispetto all’assemblage, che è una composizione, a metà strada tra la scultura e la pittura (una “scultopittura” come direbbero i futuristi), di oggetti reali o parti di essi, come utensili, pezzi di stoffa, parti meccaniche, ed altri materiali eterogenei.
Altro ancora è l’objet trouvé, o oggetto trovato, materiale prelevato dal quotidiano in virtù delle proprie caratteristiche di somiglianza ad altro rispetto a sé; o ancora il ready-made (letteralmente il “pronto-fatto”) di Duchamp, dove oggetti comuni, isolati dal loro contesto originario, sono riproposti come opere d’arte spesso enigmatiche e dai titoli evocativi.
Cinelli coniando l’espressione di collages materici, vuole condensare tutte queste tecniche avanguardistiche e ricollegarsi idealmente a quelle suggestioni. Allo stesso tempo, però, egli vuole affermare il suo status di “pittore tradizionale” (ecco perché parla di collage), che utilizza non soltanto i colori da stendere sulla tela, ma anche gli oggetti, le stoffe e vari materiali, che sono considerati anch’essi come colori, o meglio oggetti-colori. Cinelli, quindi, vuol essere un pittore che ama i colori e i materiali.

In questi ultimi anni, pur essendo ancora un artista giovane e in cerca di un proprio equilibrio espressivo, Cinelli ha compiuto una ricerca feconda e impegnativa, che fa ben sperare per il suo futuro professionale.
Dall’analisi delle sue tele, infatti, si nota una evoluzione nel senso di una maggiore purificazione espressiva.
Se le prime opere polimateriche (degli assemblaggi di materiali eterogenei) sono caratterizzati da una grande pesantezza e caoticità: i frammenti di vetro scheggiati, la gommapiuma colorata, il nylon bruciato e sbiadito, la juta sporca e vecchia, gli stracci vissuti e consumati, i colori de-colorati, de-vitalizzati e attenuati che possono evolvere a volte in gradazioni elettriche e stridenti; le ultime opere, al contrario, denotano la ricerca di una nuova e più spirituale leggerezza: le stoffe svolazzanti con lustrini, le paillettes luccicanti e cangianti alla luce, le polveri dai colori abbaglianti, le tonalità scolorite da materiali chimici, la varechina, i colori liquefatti, tutti espedienti espressivi che vogliono essere un simulacro, un monumento alla caducità e all’effimero del nostro vivere.
In queste opere c’è il senso del crollo, della distruzione. Sono le immagini delle macerie e sono visioni catastrofiche. Cinelli osserva con commozione New York e le sue rovine.
È da lì che inizia il viaggio negativo e carico di impressioni e presagi del giovane artista. Attraverso la caduta, le macerie, le stoffe a brandelli, egli ritrova e ricuce una e mille storie umane.
I materiali preziosi, però, sono diventati dei reperti sporchi e intrisi di polvere, ma conservano sempre la loro ricchezza intrinseca, e, se trasformati e riscoperti dall’artista, acquistano una nuova funzione: quella di porre l’uomo davanti al suo vivere che spesso assume il carattere della disperazione.
Viaggio materico, quindi, ma anche viaggio esistenziale.

L’apparenza ha il sapore di una sconfitta nelle opere di Cinelli; quello che vince e rimane è l’umanità più umile e viva, che pulsa sotto le macerie. In fondo alle sue opere, così intrise della caducità umana, il messaggio è quello della speranza. C’è la nascita, la caduta e ancora la rinascita.
Dalle macerie raccolte dopo il crollo, Cinelli tenta di rimettere insieme ciò che è stato e che non può ritornare uguale a prima. Ecco che appare qualcosa di nuovo, di diverso, di consapevole della propria fragilità, ma nonostante tutto vitale.

I contrasti e le immagini sono forti, in questo giovane artista, ma questo suo modo schietto e ingenuo, nel senso più nobile del termine, fanno della sua opera una percorso tutto da compiere e ancora da sperimentare incessantemente.
Work in progress, carico di fatiche e sudore, di cadute disperate e rinascite miracolose. La strada sperimentale è certo la più impegnativa e la meno rassicurante tra quelle che un artista può cercare.
Francesco Cinelli lo fa con onestà e sincerità, mettendo tutto se stesso in questa ricerca.

Emanuele Greco, luglio 2006

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Studiare e dipingere un corpo attraverso se stesso non in quanto corpo ma in quanto mente mi permette di esplorare mediante sinergie diverse, quali la pittura e lo spazio, soluzioni cromatiche e percettive determinanti per la mia ricerca artistica.

Mi interessa esplorare tutte quelle sensazioni ed emozioni che rappresentano le caratteristiche dell'essere umano, del proprio io in modo autentico, vero, in un modo del tutto normale: qualità necessarie, a mio avviso, per contrastare una società che ci vuole sempre più oggetto e meno soggetto della nostra vita.Logo cf nero